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    A cura di Fabio Vitucci
  • 15.1.13
    Finisce così, con una confessione al famoso talk-show di Oprah Winfrey, una delle storie più sconvolgenti del mondo dello sport. Ma l’intero mondo del ciclismo è al collasso.

    Il ciclismo professionistico è morto. Qualsiasi cosa ne dicano i protagonisti o i buonisti, questa è la dura realtà per uno sport che negli ultimi anni ha regalato una serie di scandali senza precedenti, con al centro gli atleti più forti, quegli atleti che avevano regalato agli spettatori mille emozioni (poi rivelatesi ingannevoli): da Pantani a Ivan Basso, da Contador a De Luca, da Hamilton a Valverde a David Millar. E l’epilogo della storia di Lance Armstrong è proprio l’emblema peggiore per uno sport che di sportivo non ha più nulla.

    Alzi la mano chi non si era commosso davanti alle vittorie di Armstrong, che nel 1998 aveva sconfitto un cancro ai testicoli e aveva ripreso a correre in bicicletta. E non solo: con dimostrazioni di forza incredibili, dal 1999 al 2005 aveva addirittura conquistato per ben 7 volte consecutive il Tour de France (record nella storia della corsa francese), diventando per tutti un simbolo della lotta al cancro con la sua Lance Armstrong Foundation (nota anche perché finanziata da una sua stessa idea, il braccialetto Livestrong).

    Ma già durante gli ultimi anni di carriera si erano iniziate a spargere le prime voci di un suo possibile coinvolgimento in un caso di doping, voci diventate sempre più forti dopo il suo ritiro e che arrivavano a coinvolgere la sua intera squadra, i suoi dirigenti e addirittura l’UCI, l’Unione Ciclistica Internazionale. Il 24 agosto 2012 l'Usada (United States Anti-Doping Agency), dopo una lunga e accurata indagine, squalifica a vita Armstrong, a cui toglie tutti i risultati sportivi ottenuti dal 1998 in poi, compresi i sette Tour de France. In particolare l'agenzia anti-doping accusa il corridore di aver fatto sistematico uso di sostanze dopanti (EPO, testosterone, corticosteroidi) durante la sua carriera. Armstrong incredibilmente rinuncia a difendersi di fronte alle accuse, e intanto escono numerose libri, anche dei suoi ex-compagni, che descrivono dettagliatamente le pratiche dopanti adottate da tutta la squadra di Armstrong.

    E poi si arriva ad oggi, con le prime anticipazioni dell’intervista che uscirà solo nei prossimi giorni su Cbs: Armstrong, nel disperato tentativo forse di salvare quel che resta della sua reputazione, racconta tutto, compreso il coinvolgimento dei compagni di squadra e dei dirigenti e, sembra, addirittura la copertura dell’UCI, che sapeva del suo doping (altro scandalo di proporzioni pazzesche che pone un macigno sul futuro del ciclismo).

    Ogni commento è superfluo, ma onestamente siamo stanchi di vedere gare il cui risultato ciclistico è riscritto a tavolino dalle sentenze dei giudici. Perchè Armstrong non è stato mai scoperto? Veramente l'UCI l'ha coperto? Bisogna fermare tutto, anche per più di un anno, e ripartire da zero con nuove regole e con una nuova etica. Il ciclismo professionistico è morto.

    Sono presenti 2 commenti

    Anonimo ha detto...

    Morto e sepolto. Già negli anni settanta alcuni atleti morirono addirittura di doping. Non era ancora stato studiato a dovere. Oggi dopano tutto dai cavalli ai calciatori ai ciclisti. Se questo é sport, meglio seguire qualcos'altro. Super uomini alla Pantani, per esempio, non esistono. Ci sono limiti che l'uomo non può superare pena il disfacimento fisico.

    Federica ha detto...

    Che tristezza... e pensare che seguo il ciclismo fin da quand'ero nel pancino della mamma... Certe situazioni si vivono come un lutto personale.

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