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    A cura di Fabio Vitucci
  • 22.6.13
    Gli Heat campioni in carica battono San Antonio e si riconfermano, guidati dall’immenso LeBron James

    Nessuno l’avrebbe mai detto a 30’’ dalla fine di gara 6, con San Antonio avanti 3-2 nella serie e con ben 5 punti di vantaggio… ma poi le triple di James e soprattutto quella miracolosa di Ray Allen avevano portato la partita al supplementare, dove Miami aveva completato l’opera impattando la serie e portando tutti a gara-7. E nella notte scorsa gara-7 ha visto trionfare la squadra di coach Spoelstra (al secondo titolo in 3 anni da capo-allenatore: un vero record), grazie soprattutto ai 60 punti in due di LeBron e Wade, ma anche ai 18 inaspettati di Battie. Un grande applauso va anche agli sconfitti Spurs, forse alla loro ultima grande recita su questi palcoscenici, almeno per gli “anziani” Tim Duncan e Manu Ginobili.

    MVP delle finals, nemmeno a dirlo, mister LeBron James, che con 37 punti in gara-7 e il secondo anello in carriera ha forse messo finalmente a tacere i suoi detrattori, pronti a criticarlo ad ogni passo falso. E invece non si può non riconoscere nel n° 6 degli Heat il più grande giocatore di basket al mondo, lui che fin dal suo ingresso in NBA è stato “The Chosen One”, il prescelto, e che è naturalmente destinato ad entrare nella Hall of Fame. Un giocatore così non era mai esistito: può giocare tutte le posizioni dalla 1 alla 5, grazie ad un fisico eccezionale, ad una forza devastante e ad una agilità sorprendente per quel corpo, e negli anni ha affinato la sua già grande tecnica e visione di gioco, fino a diventare 3 volte MVP della regular season NBA. Menzione d’onore anche per D-Wade, che nonostante il ginocchio malandato ha risposto presente quando serviva, e tutti i veterani degli Heat, che in momenti diversi hanno portato il loro fondamentale mattoncino alla causa (da Bosh ad Allen, da Battie a Miller).

    Onore come dicevamo agli sconfitti, la truppa di Greg Popovich, che è arrivata davvero ad un passo dall’impresa grazie ad una grande organizzazione di gioco ed alcune individualità esplose proprio nelle Finals, tra cui soprattutto il bombardiere Danny Green (sparito però in gara 6 e 7) e Kawahi Leonard, che invece ha stupito tutti per continuità e maturità (un All Star in divenire, senza dubbio!). E poi naturalmente grazie ai Big-Three: un Duncan solito giocatore perfetto in ogni giocata, un Ginobili con un orgoglio smisurato e un Parker trascinatore (anche se, a mio avviso, è stato proprio lui a mancare nei momenti decisivi).

    Cosa ci riserverà il futuro? Assisteremo, almeno per un altro anno, alla dinastia degli Heat? San Antonio è davvero giunto al capolinea della grande era Duncan-Popovich? I Thunders di Durant e Westbrook riusciranno a compiere finalmente l’ultimo passo verso il titolo? E che dovremo aspettarci dai Lakers del rientrante Kobe? NBA, where amazing happens!


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